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Mons. Alessandro RoccatiLA CROCETTA DEL 1878

dalla Cappella alla nuova Chiesa

Era una sera fredda quando, il 17 febbraio 1878, un giovane prete bussò alla porta della Canonica della Crocetta, di quella cappella intorno alla quale gravitavano solo pochi cascinali punteggianti un territorio piatto, erboso, venato da irregolari tratturi, quasi deserto.

Teneva in mano un piccolo involto ed un parapioggia ed aveva in tasca, insieme al breviario, un foglio di carta. Quel foglio era il documento di nomina a parroco della Crocetta.

Questo fu l’ingresso parrocchiale di Alessandro Roccati, il costruttore della nostra chiesa, il pastore che per oltre cinquant’anni profuse le sue doti e soprattutto il suo cuore alla Crocetta e l’inizio di una lunga attività apostolica fatta di umiltà e di rinunce, di impegno costruttivo, ammirata dai borghigiani di allora e destinata a lasciare segni tangibili ancora oggi.

Don Roccati acquistò dai Rignon e dai Bogetti il terreno per la nuova chiesa e nel settembre del 1887 il piccone dava il primo colpo agli scavi. Sei mesi dopo, con una solenne funzione, si posava la prima pietra.

Un cronista del tempo parla di avvenimento e tale dovette essere, oltre che per la presenza di un principe reale e di numerose autorità, per il concorso di folla mai vista alla Crocetta.

Dio cercava casa allora come la cerca oggi nelle lontane periferie.

San Giovanni Bosco aveva detto: « Le chiese si costruiscono in due modi: con il mecenate che fornisce i mezzi o con la santità del sacerdote che le promuove». Alla Crocetta non ci furono mecenati, ma un parroco infaticabile che amò molto il Signore.

I lavori di costruzione procedevano alacremente; lunghe teorie di carri trasportavano da lontano materiali, mattoni e calce. Nelle ore libere i fedeli, volontariamente, si mettevano a disposizione del vicario.

Una domenica dopo messa, fermandosi come al solito ad osservare i lavori e la chiesa che cresceva, qualcuno udi esclamare: « Povero vicario, tra poco lo vedremo gobbo! » Ma gobbo non lo videro perché i suoi occhi erano rivolti in alto, da dove gli giungeva aiuto e conforto.

Il 9 settembre 1889 la chiesa, ancora incompiuta, veniva aperta al culto.

La vita di Alessandro Roccati, nato a Gassino il 25 ottobre 1860, fu tutta intessuta di lavoro; l'umiltà della sua indole lo indusse a rinunciare alle attestazioni onorifiche che gli furono offerte e soltanto quando fu vecchio ed ammalato accetto la nomina a prelato domestico.

Fu amico e confidente di grandi famiglie, consigliere cercato e desiderato, direttore spirituale dell’Educatorio Isabella, ma soprattutto si preoccupò sempre per la salute delle anime che gli erano state affidate e per il decoro della casa del Signore. Ma l’aver avvertito l’espansione urbanistica della città e l’aver provveduto tempestivamente con la costruzione della nuova chiesa parrocchiale resta il suo merito storico.

Un’opera che gli costò non poche fatiche e umiliazioni, come lui stesso scrive il 20 Luglio 1924 al Papa Pio XI in una lettera di cui riportiamo i tratti più significativi:

« Non appena, neII’anno 1878 presi possesso di questa Parrocchia vidi che la chiesa parrocchiale era troppo angusta per la numerosa popolazione affidata alle mie cure. Nell'anno 1887 mi accinsi adunque con tutte le forze dell’animo mio a quest’opera. Posso e devo dire che in quest’impresa nobilissima non fui coadiuvato da nessun comitato, e neppure da chi avrebbe potuto e, direi anzi, dovuto prestarmi benevolo aiuto e conforto. Mi accinsi a quest’opera confidando unicamente nella Divina Provvidenza, nella materna protezione della Beata Vergine delle Grazie e nella benevola generosità dei miei buoni parrocchiani. E Dio sa quali angustie, quanti timori, quanti fastidi mi amareggiarono l'animo nel tempo in cui attesi alla fabbricazione del nuovo tempio. L’ingegnere stesso che dirigeva i lavori a metà dell’opera dovette ritirarsi perché colpito da forte nevrastenia. Cosicché rimasto io solo nel condurre a termine il grande lavoro fui sopraffatto in quel tempo da cure, da preoccupazioni, da ansietà di cui solo può farsi un’idea chi già si è trovato in simili frangenti».

La Chiesa costò poco più di quattrocentomila lire di allora, cifra non indifferente.

Con atto del 6 Novembre 1906 il come Felice Rignon, proprietario della monumentale villa Verrua – ultimo esempio di villa settecentesca del nostro quartiere, oggi all’angolo tra i corsi G. Ferraris e Einaudi - donava alla Parrocchia 360 mq. di terreno, del valore di L. 4249,85, che servirono nel 1911 per la costruzione, attuata da Roccati, della casa parrocchiale di via M. Polo.

Nel 1928 Mons. Roccati celebrò i 50 anni di Parrocchia, ma stanco e consumato dovette ascoltare seduto in presbiterio il canto del Te Deum.

Il vecchio sacerdote dai lunghi capelli bianchi e il volto rigato di lacrime era in estatica contemplazione del suo Signore, esposto nelle Specie Sacramentali, al quale aveva consacrato tutta la sua operosa esistenza.

Il 17 Dicembre 1929 il Signore lo chiamava a sé come il servo fedele e giusto del Vangelo.

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