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Domenica 22 mar 2020

Carissimi parrocchiani e amici,
sentiamo un forte bisogno del cuore di entrare nelle vostre case almeno con questo scritto per dirvi - in minima parte - i sentimenti intensi, affettuosi, preoccupati di questi giorni che viviamo. Forse mai come in questo periodo avvertiamo un senso di fragilità, che tutti ci accomuna. E tuttavia non mancano segnali positivi di inediti gesti di solidarietà, che il bisogno e la fantasia del cuore fanno emergere.
Si direbbe che la carica di bene che tutti portiamo nel cuore stia di giorno in giorno lievitando.
I tempi della prosperità rischiano di chiudere il cuore.
I tempi della fragilità lo “costringono” ad aprirsi.
Già un Salmo della Bibbia lo diceva (3000 anni fa circa!) “L'uomo nella prosperità non intende. È come gli animali che periscono”.
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In questi giorni anche un altro aspetto sta riemergendo forte: il desiderio, il bisogno di pregare. Tanti pregano. In tanti modi. In tante case.
Ma... Perché pregare? Perché i cristiani (e non solo!) pregano? Perché noi sacerdoti preghiamo (e tanto!) in questo periodo? ...
Preghiamo perché crediamo che stiamo a cuore a Dio. Lui che in questo momento ci può apparire “il Grande Assente” ... forse è il “Grande silenzioso Presente”.
Pregare diventa allora un atto di fiducia, di abbandono del figlio verso il padre, del povero verso chi può aiutarlo, del malato verso chi può guarirlo.
Preghiamo perché crediamo che la preghiera sia un atto di amore verso Dio, che preghiamo, e verso le persone per cui preghiamo. Sentiamo che pregare è amare. E l’amore non va mai perso. “È più forte della morte” come leggiamo nella Bibbia.
Preghiamo perché ... Gesù ha pregato, e quanto!
Preghiamo perché ce l’ha detto Lui: “chiedete, cercate, bussate”
E tuttavia la preghiera non ci lascia tranquilli...
Sentiamo che ci stimola essere noi segno concreto, visibile, fattibile di questo amore di Dio.
Sentiamo che mentre ci affidiamo a Lui, Lui si affida a noi, alla nostra responsabilità, alla capacità che ci ha dato perché “custodiamo e coltiviamo” la casa comune.
Di questo amore responsabile danno testimonianza ammirevole in questo periodo i ricercatori, i medici, gli infermieri, la Protezione Civile, le Unità di Crisi, i responsabili della vita pubblica, della comunicazione sociale generosi donatori...
Non li ringrazieremo mai abbastanza. Devono sentire la nostra riconoscenza che non ha parole sufficienti per esprimersi.
Di questo amore faticoso danno testimonianza i malati, i loro familiari, i volontari, quanti mettono a disposizione tempo, energie, capacità.
Non li ammireremo mai abbastanza. Li sapremo imitare?
Non vada perso tutto questo “capitale di bene ferito” quando, (chissà quando?!) torneremo a una normalità che non sarà più quella di prima.
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Questa lettera porta la data di questa IV Domenica di Quaresima, con l'episodio del cieco al quale Gesù dà la luce agli occhi, che riprendono a vedere, e la luce al cuore, che si apre la fede.
Quel cieco siamo noi!
Più che mai al buio in questi giorni di timore e di smarrimento. Sì, siamo tutti ciechi! È per questo che preghiamo.
E alla Madonna delle Grazie, nostra patrona, diciamo con insistenza d'amore “Maria prega per noi peccatori
ADESSO e nell'ora della loro e della nostra morte. Sostieni il dolore di chi muore da solo e di chi è privato della possibilità di stare vicino a chi soffre e muore in solitudine”.
Con affetto grande, sentendoci poveri, fragili, ciechi ma anche solidali come un'unica famiglia

+ don Guido e don Francesco
Torino, Crocetta 22 marzo 2020

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