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Carissimi parrocchiani e amici della Crocetta,

nell’imminenza della festa di Maria, patrona della nostra parrocchia, lascio emergere dal mio cuore alcuni sentimenti e riflessioni.
Non mi fu difficile fin da bambino guardare a Maria con affetto e simpatia. Avevo davanti agli occhi mia mamma, anche lei di nome Maria.
Era, mia mamma, una donna estremamente “normale” e insieme “speciale”. Normale per l’intensa ferialità e operosità della sua vita. Speciale per la carica di fede discreta che viveva verso Dio e per l’attenzione di un cuore grande verso chiunque incontrasse.
Ero come preparato a cogliere in Maria, la Madonna, quei tratti di normalità che me la facevano sentire vicina, modello imitabile. E a rimanere estasiato di fronte al suo essere “speciale” in una fede che ragiona e che, nel medesimo tempo, si affida e di fronte al suo farsi “prossima” come stile di vita delicato e attento.
A lei, Maria, penso in questo periodo in cui la nostra parrocchia cerca di crescere in atteggiamenti di “prossimità” e di apertura “missionaria”.
La vedo prossima a Dio, anzitutto, e le chiedo per la nostra comunità la grazia della fede, dell’apertura a Dio, da cui tutto proviene.
La vedo prossima a Giuseppe nel momento delicatissimo di fargli una confidenza umanamente incomprensibile: attende un Figlio che ...viene da Dio, direttamente! E le chiedo per la nostra comunità un soprappiù di delicatezza, di garbo, di tenerezza, di discrezione nel rapporto con tutti.
La vedo prossima a Elisabetta mentre è avanti negli anni e nella gravidanza di Giovanni il Battista. E le chiedo “collirio” per gli occhi, per accorgersi degli altri, e “depurativo” del
cuore, per accogliere sempre e tutti con benevolenza.
La vedo prossima al figlio Gesù che cresce e lo educa alla fede, all’amore, alla libertà. E le chiedo per i genitori la stessa capacità di proporre ai figli fede e amore con una testimonianza credibile e con il necessario “distacco” perché i figli scoprano la “loro strada” di vita.
La vedo prossima alle nozze di Cana attenta a che la festa sia lieta. E le chiedo quella attenzione delicata che sa cogliere le piccole cose che danno gioia alla vita.
La vedo prossima alla Croce del figlio morente e le chiedo di essere prossima a ciascuno di noi “ora e nell’ora della nostra morte”.
E penso che la prossimità a Dio (fede) e la prossimità agli altri (amore), se in noi cristiani fosse più vera, potremmo umilmente contagiare le persone che incontriamo.
La “missionarietà” parte da qui, da una vita più coerente, più credibile, più incisiva. Perché chi apre il cuore al fratello vicino lo dilata per un’attenzione maggiore ai fratelli lontani e ancora privati di vita dignitosa e libera, di nutrimento e di salute per il corpo, di cultura per la vita, di fede per il cuore.
Sia la nostra festa patronale occasione di preghiera e di riflessione per imparare da Maria una prossimità più intensa e una missionarietà più aperta.
Buona festa... in chiesa... in processione...
al pranzo comunitario!

+ don Guido

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