Questo sito usa i cookies solo per facilitare la navigazione

b_150_100_16777215_00_images_V-giornata-mondiale-poveri.jpg

Alcune riflessioni sulla quinta Giornata mondiale dei poveri

del 14 novembre 2021

dal messaggio di papa Francesco
ed alcuni scritti di Federico Ozanam

Per celebrare questa importante giornata, giunta ormai alla sua quinta edizione, vorrei proporre due brevi riflessioni, entrambe tratte dal messaggio di papa Francesco e da alcuni brani di Federico Ozanam, apparsi, nel 1848 a Parigi, sul giornale L’Ère nouvelle.

  • La prima è proprio l’incipit del messaggio di papa Francesco: “I poveri li avete sempre con voi” (Mc 14, 7).
  • La seconda è relativa al termine “reciprocità”, che appare sia nel testo di papa Francesco che in Ozanam.

I poveri li avete sempre con voi”
Ricordiamo il contesto: è una frase di Gesù, riportata quando nella casa di Simone il lebbroso, una donna gli aveva versato sul capo un olio profumato preziosissimo e dai presenti si alza una voce che dice: “perché non si è venduto questo profumo ed il ricavato dato ai poveri?” e dove Gesù risponde “I poveri li avete sempre con voi, me invece non mi avete sempre”.

Scrive papa Francesco:
Le sue parole “i poveri li avete sempre con voi” stanno a indicare anche questo: la loro presenza in mezzo a noi è costante, ma non deve indurre a un’abitudine che diventa indifferenza, bensì coinvolgere in una condivisione di vita che non ammette deleghe. I poveri non sono persone “esterne” alla comunità, ma fratelli e sorelle con cui condividere la sofferenza, per alleviare il loro disagio e l’emarginazione, perché venga loro restituita la dignità perduta e assicurata l’inclusione sociale necessaria. D’altronde, si sa che un gesto di beneficenza presuppone un benefattore e un beneficato, mentre la condivisione genera fratellanza.

e scrive Ozanam:
Ai nostri occhi l’indigente che assistiamo non sarà mai l’uomo inutile che voi supponete. Nel nostro credo, l’uomo che soffre serve Dio, serve dunque la società come colui che prega. Compie ai nostri occhi un ministero d’espiazione, un sacrificio i cui meriti ricadono su di noi, e noi, per proteggere le nostre teste, abbiamo più fiducia nel parafulmine sui nostri tetti, che non nella preghiera di quella donna e di quei bambini che dormono su un giaciglio di paglia al quarto piano. Non dite che se consideriamo la miseria come un sacerdozio, la si voglia perpetuare: la stessa autorità divina che ci annuncia che i poveri saranno sempre con noi è anche quella che ci ordina di fare di tutto perché non ve ne siano più… 

E veniamo al concetto di Reciprocità:

Scrive papa Francesco:
Rimane comunque aperto l’interrogativo per nulla ovvio: come è possibile dare una risposta tangibile ai milioni di poveri che spesso trovano come riscontro solo l’indifferenza quando non il fastidio? Quale via della giustizia è necessario percorrere perché le disuguaglianze sociali possano essere superate e sia restituita la dignità umana così spesso calpestata? Uno stile di vita individualistico è complice nel generare povertà, e spesso scarica sui poveri tutta la responsabilità della loro condizione. Ma la povertà non è frutto del destino, è conseguenza dell’egoismo. Pertanto, è decisivo dare vita a processi di sviluppo in cui si valorizzano le capacità di tutti, perché la complementarità delle competenze e la diversità dei ruoli porti a una risorsa comune di partecipazione. Ci sono molte povertà dei “ricchi” che potrebbero essere curate dalla ricchezza dei “poveri”, se solo si incontrassero e conoscessero! Nessuno è così povero da non poter donare qualcosa di sé nella reciprocità. I poveri non possono essere solo coloro che ricevono; devono essere messi nella condizione di poter dare, perché sanno bene come corrispondere. Quanti esempi di condivisione sono sotto i nostri occhi! I poveri ci insegnano spesso la solidarietà e la condivisione. È vero, sono persone a cui manca qualcosa, spesso manca loro molto e perfino il necessario, ma non mancano di tutto, perché conservano la dignità di figli di Dio che niente e nessuno può loro togliere. 

e scrive Ozanam:
Crediamo esistano due tipi di assistenza, di cui uno umilia le persone e l’altro le onora. Sì, l’assistenza umilia quando si rivolge all’uomo prendendolo dal basso, pensando solo ai bisogni terreni, quando si fa attenta solo alle sofferenze della carne, al grido della fame e del freddo, a quello che muove a pietà, a quanto viene assistito. L’assistenza umilia se non ha nessuna reciprocità, se portate ai vostri fratelli solo un pezzo di pane, un abito, una manciata di paglia, che mai probabilmente vi troverete a ridomandargli, se li mettete nella necessità, dolorosa per un cuore sensibile, di ricevere senza restituire; se, nutrendo coloro che soffrono, sembrate come occupati a soffocare le erbacce che rattristano la vita di una grande città, o a scongiurare i pericoli che ne minacciano il riposo.

Ma l’assistenza onora quando si rivolge all’uomo prendendolo dall’alto, quando si preoccupa, in primo luogo, della sua anima, della sua educazione religiosa, morale, politica, di tutto ciò che lo libera dalle sue passioni e da una parte dei suoi bisogni, di tutto ciò che lo rende libero, e di tutto ciò che può renderlo grande. L’assistenza onora quando aggiunge al pane che nutre la visita che consola, il consiglio che educa, la stretta di mano che ridona il coraggio perduto; quando tratta il povero con rispetto, non solo come un eguale, ma come un superiore, perché sopporta ciò che noi forse non sopporteremmo, perché è fra noi come un inviato di Dio per mettere alla prova la nostra giustizia e la nostra carità, salvandoci per mezzo delle nostre opere.

È allora che l’assistenza rende onore, perché può divenire reciproca, perché ogni uomo che dà una parola, un consiglio, una consolazione oggi, può aver bisogno di una parola, di un consiglio, di una consolazione domani, perché la mano che stringete a sua volta stringe la vostra, perché quella famiglia indigente che avrete amato vi amerà, e si sarà più che sdebitata allorché quel vecchio, quella pia madre di famiglia, quei bambini, avranno pregato per voi.

Maurizio Ceste

Contattaci

Tel.: +39 011 599233
Email: segreteria parrocchiale
Email: amministrazione parrocchiale
Website: www.parrocchiacrocetta.org
corso Einaudi 23 - 10129 Torino TO
  C.F.: 975 25 13 0015
IBAN: IT62 S030 6909 6061 0000 0007699