Ai sacerdoti, diaconi, religiosi e religiose, persone di vita consacrata e fedeli laici dell’Arcidiocesi di Torino.
Ringrazio con voi il Santo Padre Benedetto XVI per la stima e la benevolenza che mi ha dimostrato, chiamandomi al servizio di Pastore della nostra Arcidiocesi. In comunione fedele con il suo ministero e in costante ascolto del suo Magistero, ho accolto con gioia la possibilità di camminare con voi per un tratto di strada che il Signore vorrà concederci.
La mia nomina a vostro Arcivescovo avviene nel giorno anniversario dell’apertu ra del Concilio ecumenico Vaticano II, avvenuta nell’ottobre del 1962.
Considero questa coincidenza non puramente casuale, ma dono della Provvidenza di Dio, che vuole indicarmi la via maestra sulla quale promuovere, insieme con voi, il cammino della nostra Chiesa particolare.
Nella mente e nel cuore riemergono tanti ricordi lieti e significativi, legati ad esperienze forti vissute nell’Arcidiocesi di Torino e che hanno segnato la mia giovane vita di seminarista e di prete. Penso all’anno propedeutico alla teologia svolto nel Seminario di Rivoli, era il 1964, condiviso con una numerosa schiera di chierici provenienti dalle diocesi piemontesi; ricordo la prima esperienza sacerdotale, come collaboratore, nella Parrocchia di Santena, nell’estate del 1968, e tanti incontri con presbiteri diocesani e religiosi dell’Arcidiocesi durante gli anni del rinnovamento della catechesi promosso dalla CEI.
Anche le figure di eminenti Pastori dell’Arcidiocesi hanno accompagnato il tempo del mio sacerdozio ed episcopato, offrendomi testimonianze forti di fede e di guida sapiente del popolo di Dio. Il pensiero corre al card. Maurilio Fossati, al card. Michele Pellegrino, al card. Anastasio Alberto Ballestrero, al card. Giovanni Saldarini, fino a giungere al card. Severino Poletto, mio immediato predecessore, al quale rivolgo un fraterno saluto unito ad un sincero ringraziamento per l’opera svolta negli undici anni del suo ministero torinese. Saluto e ringrazio anche Sua Eccellenza mons. Guido Fiandino, vescovo ausiliare e vicario generale dell’Arcidiocesi.
Inserirmi in questa scia luminosa di Pastori, mi conforta e, nello stesso tempo, mi fa sentire bisognoso di imparare da ciascuno di loro le vie più adeguate a servire una Chiesa, com’è quella che oggi il Santo Padre mi affida, così ricca di una tradizione cristiana, vivace e creativa nelle sue intuizioni pastorali e protesa ad un costante rinnovamento spirituale, grazie all’influsso tuttora vivo di grandi personalità di santi e testimoni di fede e di carità, che ne hanno caratterizzato la storia.
Il presbiterio, composto da numerosi sacerdoti diocesani e religiosi, rappresenta la mia nuova famiglia, nella quale intendo inserirmi con umiltà ed apertura all’ascolto, all’incontro e alla reciproca accoglienza, per vivere insieme la comunione e l’unità fraterna nel quotidiano impegno pastorale. Considero il rapporto con ogni presbitero il primo impegno del Vescovo e ad esso dedicherò tempo e risorse umane e spirituali, in quanto ho sperimentato, prima a Roma e poi a
Vicenza, che la comunione e la fraternità tra il Vescovo e i suoi presbiteri sono una scelta feconda di grazia, per il cammino ecclesiale e missionario della Chiesa.
A questo impegno è strettamente collegato il problema delle vocazioni al sacerdozio, che sollecita la nostra Chiesa locale, in tutte le sue componenti, a lavorare insieme ai giovani, per aprire vie nuove alla chiamata del Signore. Le vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata rivelano la temperatura spirituale di una comunità e ne testimoniano l’amore a Cristo e il servizio agli uomini. Anche
la vocazione al Matrimonio e alla famiglia rappresenta oggi un obiettivo educativo di grande rilevanza per la Chiesa e la società.
Fin da ragazzo, alla scuola delle Figlie di Maria Ausiliatrice, ho imparato ad amare S. Giovanni Bosco, padre, maestro, amico e patrono dei giovani e, in seguito, la vicinanza assidua, per 12 anni, con Giovanni Paolo II, mi ha condotto ad apprezzare ogni giovane e ad accoglierne le domande, le aspirazioni e i progetti.
A voi, cari giovani, rivolgo, pertanto, il mio pensiero ed apro il mio cuore per entrare in sintonia con ciascuno. Faccio mie le parole rivoltevi da Papa Benedetto XVI, in occasione della sua visita, lo scorso 2 maggio, per l’ostensione della Sindone: “Siate testimoni di Cristo in questo nostro tempo! La sacra Sindone sia in modo del tutto particolare per voi un invito ad imprimere nel vostro spirito il volto dell’amore di Dio, per essere voi stessi, nei vostri ambienti, con i vostri coetanei un’espressione credibile del volto di Cristo”.
So bene quanto si lavori nelle parrocchie, in particolare, che rappresentano il luogo fondamentale per la formazione della coscienza credente, per la comunicazione del Vangelo, per l’incontro con Cristo risorto, vivente oggi nell’Eucaristia e nei sacramenti e per intense esperienze di carità. Esse, infatti, sono le realtà più vicine alla gente, perché accessibili a tutti, ogni giorno ed in ogni momento. Ringrazio e saluto i parroci e gli altri sacerdoti, i diaconi permanenti, la schiera di o-
peratori pastorali, le associazioni, i movimenti e gruppi ecclesiali, che servono con impegno la comunità e ne orientano il cammino missionario.
Insieme alle parrocchie, numerose realtà di vita consacrata, istituti religiosi maschili e femminili, monasteri, istituti secolari, l’ordo virginum, offrono all’Arcidiocesi una testimonianza di vita evangelica ed un servizio generoso in diversi ambiti della sua vita e della sua missione, qui nella nostra terra come in tanti Paesi, dove operano con frutto i missionari torinesi.
Con viva riconoscenza, saluto le diverse aggregazioni laicali attivamente presenti nell’Arcidiocesi nel campo dell’educazione e della scuola, in quello della solidarietà verso i malati, i poveri, i sofferenti, gli emarginati e i nomadi; nella formazione cristiana, civile e professionale di giovani, adulti e famiglie; nella promozione e difesa della vita di ogni persona umana, dal primo istante del suo concepimento al momento del suo naturale tramonto; nella lotta all’illegalità diffusa nella società; nell’impegno culturale e politico per il bene comun e; nella promozione della pace; nell’accoglienza agli immigrati e nel sostegno alle comunità etniche cattoliche e cristiane, che arricchiscono il tessuto ecclesiale e civile dell’Arcidiocesi. Alcune di queste presenze significative sono frutto dell’opera di grandi santi torinesi, che hanno inciso profondamente nella mentalità e nella sensibilità della gente, negli ambiti della carità e dell’integrale promozione della persona. I nomi di S. Giuseppe Cottolengo e di S. Giovanni Bosco sono noti in tutto il mondo, dove la loro testimonianza ha lasciato segni profondi. Non posso dimenticare le figure di S. Giuseppe Cafasso, di S. Leonardo Murialdo, dei beati Francesco Faà di Bruno, Giuseppe Alamanno, Piergiorgio Frassati e di tanti altri fratelli e sorelle, di cui è in corso la causa di beatificazione e canonizzazione, che rappresentano un tesoro prezioso della nostra Chiesa, al quale possiamo attingere anche
oggi per un rinnovato slancio di evangelizzazione e di missione verso tutti e in ogni ambiente di vita e di lavoro. Tutti costoro sono testimoni di quanto la fede in Cristo trasformi la vita e la renda buona, bella e felice, perché ricca di senso nel dono di sé e nel servizio a Dio e agli uomini.
Nel farvi partecipi dei miei sentimenti e attese, sento nascere nel cuore tanta speranza, anche se so bene quante siano le difficoltà che, giorno per giorno, assillano, sul piano spirituale e sociale, persone e famiglie, particolarmente in questo tempo di crisi economica, che aggrava la precarietà del lavoro, le incertezze del futuro, le fatiche di nuclei familiari caratterizzati dalla presenza di situazioni di gravi malattie o disabilità di loro congiunti. Eppure, sono convinto che la nostra
Chiesa locale, proprio per le sue radici così forti e tuttora vitali, alle quali può attingere, deve guardare avanti con fiducia e contribuire al vero progresso, spirituale e sociale, della gente, promuovendo quella stretta unità tra verità, carità e giustizia che Papa Benedetto XVI richiama nell’enciclica sociale “Caritas in veritate”.
Questo sarà possibile, se contribuiremo a dare vita ad una nuova stagione di credenti, adulti nella fede e testimoni competenti e coraggiosi del Vangelo, anche negli ambiti impervi, ma necessari, della politica, della finanza, dell’economia e del mondo del lavoro.
La nostra Chiesa locale, ha ricordato il Papa nella sua visita di maggio, usufruendo con fiducia e coraggio del suo patrimonio di fede, di carità e di cultura, che l’ha sempre contraddistinta, è in grado di promuovere un capillare e qualificato impegno di nuova evangelizzazione e di testimonianza cristiana, ricca di prospettive stimolanti, non solo per se stessa, ma per la Chiesa, che è in Italia, e per l’intera società. E’ un’iniezione di stima e di fiducia ed insieme una sfida da accogliere e mi sento orgoglioso di poter tentare l’impresa con tutti voi.
Cari fratelli e sorelle, il mio cuore e tutta la mia persona sono ormai protesi verso di voi e mi auguro che presto potremo incontrarci e collaborare insieme come si conviene a servi del Signore, al lavoro nella sua vigna, che ci è affidata. Pregate per me, affinché possa svolgere con voi e per voi il mio ministero di Padre, Vescovo e amico e sappia ascoltarvi e seguirvi, sulla strada che state percorrendo, con un impegno che intendo condividere, fianco a fianco, per accogliere quanto il Signore e il suo Spirito ci indicheranno.
Mi affido alla intercessione di S. Massimo, primo Vescovo della Diocesi, di S. Giovanni Battista e della Vergine Consolata, alla quale ogni torinese rivolge il cuore e lo sguardo carico di fiducia e confidenza. Maria ci indica le vie su cui camminare insieme nell’umiltà, ma anche nella consapevolezza di tanti talenti preziosi che il Signore ha donato alla nostra Chiesa. A Lei, che onoriamo anche con il titolo di Ausiliatrice, ricorriamo in questo tempo complesso, ma non così
diverso da tanti altri passaggi epocali, che hanno caratterizzato il cammino ecclesiale e civile dell’Arcidiocesi e della Città.
Vi benedico tutti e saluto con affetto e amicizia.
Vicenza, 11 ottobre 2010
+ Cesare Nosiglia, arcivescovo eletto di Torino
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