CON NOI ALLA CROCETTA - giugno 2012
Carissimi parrocchiani e amici,
questo “bollettino parrocchiale” giunge in tutte le vostre case. Lo so che non tutti accolgono e leggono questo umile strumento di comunicazione e che molti lo passano direttamente dalla buca delle lettere alla cassetta di “cartesio”. E tuttavia, nonostante i suggerimenti contrari, noi ci ostiniamo a volere che giunga a tutte le famiglie, nessuna esclusa.
Perché... tutti ci siete cari e ci sentiamo preti e comunità cristiana che non esclude nessuno a priori, ma anzi, vuole dare a tutti un segno, umile, ma concreto di presenza e perché no, di amicizia.
No, non vogliamo imporre nulla a nessuno, ma offrirci con discrezione a tutti.
La parrocchia desidera semplicemente (ma non è poco!) tenere viva e venire incontro al bisogno di fede che abita il cuore, ogni cuore umano.
Vorremmo avere la capacità cordiale di dire a ognuno, come gli Apostoli quel giorno a Gerico al cieco, indicando Gesù: “Coraggio, alzati, ti chiama!”.
Vorremmo avere la capacità di Pietro, che al povero che attendeva da lui un’elemosina alla Porta Bella del Tempio di Gerusalemme, dice “Oro e argento non ho, ma nel nome di Gesù il Nazareno, alzati e cammina”.
In un mondo di scoraggiati, la Chiesa, noi cristiani, siamo chiamati a un atteggiamento concreto che riapre alla speranza e rimette in cammino.
In un mondo di rassegnati, siamo chiamati a rilanciare la vita come vocazione, come missione.
Al rischio di un ripiegamento e di una corsa al “si salvi chi può”, siamo chiamati a reagire gridando che solo insieme ci possiamo salvare.
Al rischio di una società preoccupata unicamente dell’andamento della finanza e dell’economia, dobbiamo rilanciare la domanda sull’andamento dell’etica.
È questo il rilancio più necessario, quello delle coscienze limpide, oneste, illuminate, aperte, solidali.
Alla logica del “quanto”, occorre anteporre la logica del “come” e più ancora del “perché”.
Perché la crisi è anzitutto etica, di valori, di senso.
I cristiani hanno qualcosa da dire e da dare nella misura in cui sono fedeli a Gesù “venuto non per essere servito, ma per servire, fino a dare la vita”; a Gesù che ha testimoniato e insegnato che “la vita non dipende dai beni che possediamo” e che “chi perde la vita, la trova”.
Il benessere che ancora godono tante famiglie della nostra parrocchia non può chiuderle al malessere che segna la vita e il futuro di tante persone, di tanti giovani.
In un mondo globalizzato non devono più esistere oasi di benessere ma sensibilità nuove aperte a una vita sobria, essenziale, solidale e condivisa.
Non bastano le tecniche e i progetti economi ci se manca il... cuore!
Senza cuore che vibra all’unisono con chi fa più fatica a vivere, non c’è fede vera, non c’è umanità profonda, non c’è futuro.
Questo chiedo alla nostra patrona, la Beata Vergine delle Grazie, nell’imminenza della sua festa: che ci dia un supplemento di anima, di cuore, di fede, di grinta e ci impedisca di “essere felici da soli”.
+don Guido
con don Lino e don Ale
